Analisi Lingue

    I sostantivi (analisi grammaticale)

    Introduzione

    I sostantivi, conosciuti anche come "nomi", sono quelle parti variabili del discorso facenti riferimento a una persona, ad un animale oppure ad una cosa, concreta o astratta.

    Un nome può essere:

    1. proprio o comune
    2. di persona, animale o cosa
    3. maschile, femminile, neutro o promiscuo
    4. singolare o plurale
    5. variabile, invariabile, difettivo o sovrabbondante
    6. individuale o collettivo
    7. concreto o astratto
    8. composto
    9. primitivo o derivato
    10. alterato: accrescitivo, diminutivo, vezzeggiativo o dispregiativo

    Proprio o comune?

    I nomi propri sono quelli che si riferiscono ad una persona, animale o cosa in modo specifico. Si scrivono con l'iniziale maiuscola. Esempi:

    • Ilenia; Alberto; Milano; Shanghai; Nilo.

    I nomi comuni si riferiscono invece a concetti generici. Si scrivono quindi con l'iniziale minuscola (apparte un paio di eccezioni come "Paese" o "Stato"):

    • albero; rondine; banca; perfezionismo; idea.

    I generi comune e promiscuo

    Oltre ai due più comuni generi maschile e femminile, in analisi grammaticale un nome può anche essere comune o promiscuo.

    Si parla di genere comune quando il sostantivo ha la medesima forma sia per il femminile che per il maschile. Esempi ne sono:

    • il /la nipote; il/ la cantante; il/la farmacista; il/la dentista

    Si parla di genere promiscuo quando il nome esiste solamente in forma maschile o femminile ed è necessario affiancare l'aggettivo "maschio" o "femmina" per specificarne il genere semantico:

    • la persona; la guida; il medico; la tigre; lo squalo...

    Invariabile, difettivo e sovrabbondante

    Si dice invariabile un nome che ha la medesima forma sia al singolare che al plurale. Ad esempio:

    • il/ i caffè; la/ le città; la/ le virtù; il/ i bar; l'/ gli autobus.

    Sono difettivi quei sostantivi che possiedono solo la forma singolare o solo quella plurale:

    • le forbici; le manette; i pantaloni; gli occhiali...

    I nomi sovrabbondanti si dicono tali in quanto hanno più forme per il singolare e/ o per il plurale (non necessariamente il significato è identico per entrambe le forme). Per esempio:

    • il muro: i muri/ le mura; il grido: i gridi/ le grida; il braccio: i bracci/ le braccia; l'orecchio/ l'orecchia: gli orecchi/ le orecchia.

    Plurale o collettivo?

    Un sostantivo è plurale se la relativa forma singolare sta ad indicare concetti singoli:

    • gli animali, le piante, le api, le navi...

    Si parla invece di nome collettivo quando anche la forma singolare sta ad indicare un insieme. Ad esempio:

    • la fauna; la flora; lo sciame; la flotta.

    Concreto o astratto?

    I nomi concreti sono quelli che si riferiscono a concetti materiali:

    • l'orologio; il pane; l'anatra; l'ossigeno...

    Con nomi astratti ci si riferisce ai concetti solamente immaginabili:

    • l'ora; la disposizione; l'idea; il pedaggio...

    Un problema, forse da lasciar al di fuori della linguistica, può essere dato dai sostantivi come "felicità", filosoficamente astratti, a livello biochimico, invece, concreti.

    I nomi composti

    Un nome si dice composto quando è formato da due o più parole:

    • il paratibia (para + tibia); il poggiabraccio; (poggia + braccio); il capotreno (capo + treno)...

    Primitivo o derivato?

    I nomi primitivi sono le parole base. Per esempio:

    • il cane; la benzina; il pesce; il giorno.

    Si parla invece di nomi derivati quando la parola deriva appunto da un nome primitivo. Ad esempio:

    • il canile; il benzinaio; il pescivendolo; il giornale.

    I nomi alterati

    Un sostantivo è alterato quando vede l'aggiunta di un suffisso che ne modifica descrive la grandezza o la qualità. Il suffisso può essere:

    • diminutivo: "-ino", "-etto", "-ello", "-icino", "-icello".
    • accrescitivo: "-one"
    • vezzeggiativo: "-uccio", "-etto", "-ettino", "-uzzo".
    • dispregiativo: "-accio", "-accione", "-astro".